In questi giorni si celebra il cosiddetto “Giorno della memoria”, l’olocausto.
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei, si calcola una media accreditata di 6 milioni di persone che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi, e dalle testimonianze dirette di vittime, carnefici e spettatori, oltre che dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.
Ma il termine olocausto viene usato per descrivere anche il genocidio sistematico di altri gruppi, colpiti dalle stesse circostanze dai nazisti, come i Rom e i Sinti, i comunisti, gli omosessuali, i malati di mente, i Pentecostali (classificati come malati di mente), i testimoni di Geova, sovietici, polacchi e altre popolazioni slave chiamati nel complesso Untermenschen (uomini inferiori).
E non bisogna dimenticare altri stermini su larga scala, come quello armeno ed ellenico, che portò all’uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte dei turchi nazionalisti.
O quello in Cambogia, politico/sociale, che portò allo sterminio di 1.8 milioni di esseri umani, sotto l’indifferenza della comunità internazionale.
In Ruanda, con l’esecuzione e lo stupro di massa pianificato di 800 o 1milione di persone; o quello in Bosnia, con il massacro di Srebrenica, dove fra le 100.000 e le 120.000 persone persero la vita a causa della politica di ridefinizione etno-nazionalista dello stato.
Ma come dimenticare il genocidio dei nativi americani, o degli aborigeni australiani, o i vari genocidi africani?
Sempre, nel corso della storia, la sete di potere e di dominio, il desiderio di un popolo di prevalere su un altro, il razzismo, l’odio verso il diverso, hanno portato a stermini di massa e a genocidi. Non impariamo proprio mai dai nostri errori, noi esseri umani? Pare proprio di no!