Immaginate un’orchestra schierata sul palco, i violini a sinistra, le viole al centro, i violoncelli con dietro i contrabbassi a destra, dietro di loro i fiati: flauti, clarinetti, oboi, trombe, fagotti, corni; dietro ancora le grancasse con piatti e timpani e tutto l’armamentario. Davanti magari un bellissimo pianoforte a coda, nero, lucido, brillante e affascinante con i suoi tasti d’avorio bianchi e neri. Al centro davanti a tutto questo la pedana per il direttore d’orchestra.
Entrano i musicisti, provano le accordature dei loro strumenti guidati dal primo violino che da il La. Entra il solista e il direttore, e la musica inizia.
A quel punto silenziosi e quasi invisibili alcuni fantasmi neri si aggirano furtivi ai lati di questo schieramento. Gli orchestrali pare non si accorgano di nulla, concentrati nelle loro note fanno uscire la magia dai loro strumenti, riproponendo per l’ennesima volta la perfezione dei suoni che qualcuno, centinaia di anni fa, aveva immaginato nella propria testa e trascritto sulla carta. La magia di un arte che termina nell’istante preciso in cui si esprime.
I cinque o sei fantasmi nel frattempo continuano a muoversi silenziosi e agili intorno a loro; teli neri li nascondono perfino gli uni agli altri, e solo alcune luci rosse e verdi rivelano la loro posizione. Le loro movenze sul palcoscenico ricordano quasi un balletto, i ballerini che si muovono silenziosi seguendo la musica con un ritmo tutto loro, personale, che noi non possiamo intuire.
Un ulteriore fantasma gestisce tutto questo da un lato della platea, osservando dentro un monitor e dando silenziosi ordini in un microfono. Poi, fra qualche tempo, una sera per caso, accendendo la televisione mi capiterà forse di rivedere e riascoltare tutto questo, ma senza i neri fantasmi, che avranno fatto solo il loro lavoro.
Fantasmi in palcoscenico
07 sabato gen 2012