Un documentario della televisione svizzera, ieri sera, mi ha profondamente colpito. Si racconta la storia di una famiglia di contadini svizzeri di montagna, nonni, nipoti, genitori, figli, uniti dall’amore per la loro terra, fedeli alle tradizioni e alla natura. Una vita faticosa di sicuro, ma anche semplice, lontana dalla civiltà e dal peso che talvolta essa porta con sé.
Così ho iniziato a pensare quanto potesse essere bello vivere lontani dal ritmo imposto dalla città e dalla vita moderna, lontani dal traffico, dallo smog, dal rumore. Alzarsi presto la mattina per accudire il bestiame, andare a dormire non appena scende la notte, mangiare cibi semplici coltivati da sé e cucinati ancora sul focolare o con la cucina economica. Niente supermercati dove fare la coda alle casse, nessuna coda in automobile nel traffico, niente stress… Una vita insomma sicuramente più “leggera” sotto certi aspetti, più “semplice”, più rilassata anche se certamente più faticosa.
E una sorta di invidia è spuntata in me, fino a quando il nonno ad un certo punto dice “a parte la scuola reclute, in Ticino, non ho mai lasciato la mia casa, non sono mai andato via da qui”.
E allora ho pensato: vivere senza aver mai visto Parigi, o New York! O anche solo altri posti del mio paese. Vivere senza essere mai andati al cinema, a teatro, ad ascoltare un’orchestra tenere un concerto! Senza aver mai preso un’aereo, essermi tuffata in mare, mangiato cibi esotici e diversi. Senza aver conosciuto persone diverse da me, altre culture, altre tradizioni.
E’ vero quindi che la vita che scegliamo di vivere, fa di noi ciò che siamo? E che ciò a cui rinunciamo in realtà è ciò di cui non abbiamo bisogno? Che la vita che viviamo è sempre una questione di scelte personali?
Per monti e per valli
10 martedì gen 2012
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