Ho una gran voglia di mollare facebook. Di uscire, cancellare tutto, profilo, foto, post, quel poco che nel tempo ho postato, amici, conoscenti, via via da tutti e da tutto.
Credo che lo farò.
15 mercoledì feb 2012
Posted in Riflessioni
Ho una gran voglia di mollare facebook. Di uscire, cancellare tutto, profilo, foto, post, quel poco che nel tempo ho postato, amici, conoscenti, via via da tutti e da tutto.
Credo che lo farò.
02 giovedì feb 2012
Posted in Riflessioni
E così finalmente anche l’inverno si è deciso a fare la sua apparizione a queste latitudini. Dopo un’inizio di stagione che sembrava piuttosto un’autunno avanzato e freddino, con splendide giornate di sole e cieli azzurri, temperature miti che permettevano di uscire senza troppo imbacuccarsi, ecco che con un colpo di coda il generale Inverno si è fatto sentire. Da tre giorni qui nevica con brevi momenti di pausa, neve sottile e asciutta, di quelle che restano attaccate. I tetti delle case intorno, i giardini, alberi, cespugli, sono tutti ricoperti da un buon strato di neve. Anche le strade, quelle non proprio principali, grazie alle temperature gelide sono bianche, con uno strato di neve ghiacciata che i vari mezzi meccanici non riescono a togliere.
Sul mio balcone le cassette con i fiori (sì, avevo ancora i gerani fioriti!) sembrano strane sculture bianche e verdi, con qualche macchia rossa qua e là. Questa mattina un pettirosso mi ha fatto visita, lo vedevo attraverso i vetri, saltellava sul bordo del terrazzo cercando inutilmente un po’ di cibo. Ho trovato del pane secco in casa, e glielo ho sbriciolato sul bordo ripulito dalla neve, spero che torni…
I gatti, per fortuna, se ne stanno in casa raggomitolati nei posti più caldi, e in certi momenti si mettono perfino vicini sullo stesso cuscino, tenendosi caldi a vicenda.
E’ un tempo che invita alla meditazione, alla riflessione, tempo di pigrizia, giornate dedite alla lettura, ai lavori di cucito e maglia, al riordino di armadi e cassetti. Verrà il tempo per uscire, passeggiare, correre e brigare. Ora è il momento di fermarsi, pensare, interiorizzare.
23 lunedì gen 2012
Posted in Attualità, Riflessioni
In questi giorni si celebra il cosiddetto “Giorno della memoria”, l’olocausto.
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei, si calcola una media accreditata di 6 milioni di persone che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi, e dalle testimonianze dirette di vittime, carnefici e spettatori, oltre che dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.
Ma il termine olocausto viene usato per descrivere anche il genocidio sistematico di altri gruppi, colpiti dalle stesse circostanze dai nazisti, come i Rom e i Sinti, i comunisti, gli omosessuali, i malati di mente, i Pentecostali (classificati come malati di mente), i testimoni di Geova, sovietici, polacchi e altre popolazioni slave chiamati nel complesso Untermenschen (uomini inferiori).
E non bisogna dimenticare altri stermini su larga scala, come quello armeno ed ellenico, che portò all’uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte dei turchi nazionalisti.
O quello in Cambogia, politico/sociale, che portò allo sterminio di 1.8 milioni di esseri umani, sotto l’indifferenza della comunità internazionale.
In Ruanda, con l’esecuzione e lo stupro di massa pianificato di 800 o 1milione di persone; o quello in Bosnia, con il massacro di Srebrenica, dove fra le 100.000 e le 120.000 persone persero la vita a causa della politica di ridefinizione etno-nazionalista dello stato.
Ma come dimenticare il genocidio dei nativi americani, o degli aborigeni australiani, o i vari genocidi africani?
Sempre, nel corso della storia, la sete di potere e di dominio, il desiderio di un popolo di prevalere su un altro, il razzismo, l’odio verso il diverso, hanno portato a stermini di massa e a genocidi. Non impariamo proprio mai dai nostri errori, noi esseri umani? Pare proprio di no!
14 sabato gen 2012
Posted in Riflessioni, Sentimenti
Quando perdiamo una persona a noi molto vicina, un marito, una moglie, un compagno, fra i vari sentimenti dolorosi compare talvolta anche un certo rimorso. Iniziamo a pensare a tutte le volte che siamo stati scortesi, che non abbiamo prestato la dovuta attenzione quando ci parlava, che abbiamo assecondato di più noi stessi senza tener conto dei bisogni dell’altro, che ci siamo arrabbiati per delle sciocchezze e via dicendo. Ci ricordiamo di come gli abbiamo imposto le nostre scelte, magari contro i suoi desideri, e ci sentiamo in colpa per questo. Pensiamo con dolore che avremmo potuto comportarci diversamente, essere più attenti anche ai suoi bisogni, essere meno egoisti, meno presi da noi stessi, ma ormai è tardi e questo sentimento ci fa stare male.
Ma siamo sicuri che se fossimo stati diversi, loro ci avrebbero amato? Non sarà che siamo stati amati proprio perché siamo fatti così? Perché abbiamo i nostri sogni da realizzare, le nostre passioni che ci impegnano, i nostri interessi che fanno sì che noi siamo quello che siamo. E che per queste caratteristiche un giorno qualcuno ci ha scelti come proprio compagno di vita? Chiediamocelo, e cerchiamo di essere più indulgenti con noi stessi. In fondo, nessuno ci amerà mai come ci amiamo noi stessi.
10 martedì gen 2012
Posted in famiglia, Figli, Nipoti, Racconti, Riflessioni
Un documentario della televisione svizzera, ieri sera, mi ha profondamente colpito. Si racconta la storia di una famiglia di contadini svizzeri di montagna, nonni, nipoti, genitori, figli, uniti dall’amore per la loro terra, fedeli alle tradizioni e alla natura. Una vita faticosa di sicuro, ma anche semplice, lontana dalla civiltà e dal peso che talvolta essa porta con sé.
Così ho iniziato a pensare quanto potesse essere bello vivere lontani dal ritmo imposto dalla città e dalla vita moderna, lontani dal traffico, dallo smog, dal rumore. Alzarsi presto la mattina per accudire il bestiame, andare a dormire non appena scende la notte, mangiare cibi semplici coltivati da sé e cucinati ancora sul focolare o con la cucina economica. Niente supermercati dove fare la coda alle casse, nessuna coda in automobile nel traffico, niente stress… Una vita insomma sicuramente più “leggera” sotto certi aspetti, più “semplice”, più rilassata anche se certamente più faticosa.
E una sorta di invidia è spuntata in me, fino a quando il nonno ad un certo punto dice “a parte la scuola reclute, in Ticino, non ho mai lasciato la mia casa, non sono mai andato via da qui”.
E allora ho pensato: vivere senza aver mai visto Parigi, o New York! O anche solo altri posti del mio paese. Vivere senza essere mai andati al cinema, a teatro, ad ascoltare un’orchestra tenere un concerto! Senza aver mai preso un’aereo, essermi tuffata in mare, mangiato cibi esotici e diversi. Senza aver conosciuto persone diverse da me, altre culture, altre tradizioni.
E’ vero quindi che la vita che scegliamo di vivere, fa di noi ciò che siamo? E che ciò a cui rinunciamo in realtà è ciò di cui non abbiamo bisogno? Che la vita che viviamo è sempre una questione di scelte personali?
07 sabato gen 2012
Posted in Amicizie, Attualità, Riflessioni
Tag
Quando da ragazzina sentivo qualcuno dire “eh una volta sì che era tutto diverso” con aria rassegnata, ricordando un’epoca in cui le cose sembravano migliori, sbuffavo dentro me pensando “eccone un altro che vive nel passato”. Ora però mi ritrovo a fare la stessa cosa, e mi domando se sia qualcosa che succede a tutte le generazioni. Se tutti noi, invecchiando, non riusciamo ad apprezzare quello che muta nei costumi e nella società, e rimpiangiamo quello che ricordiamo fosse un tempo.
Una di queste cose sono gli auguri. Oggi si fa in fretta, di prende la rubrica della posta elettronica e si seleziona una serie di amici e conoscenti, si aggiunge una bella fotografia natalizia nella mail, un paio di frasi fatte e si spedisce. Ecco fatto, gli auguri di Natale sono inviati, e non ci si pensa più. Lo stesso si fa con gli sms, brevi trilli del cellulare, un tasto da schiacciare e via, anche gli amici lontani sono serviti.
Dove sono gli auguri personalizzati? Dove le telefonate con le quali si riallacciava un rapporto allentato nel tempo, vuoi per la lontananza vuoi per mancanza di tempo? Dove gli auguri scritti a mano, su cartoncini e cartoline decorate, che ti ritrovavi nella cassetta della posta, e che ti ricordavano di quell’amico che da tanto non sentivi?
Ricordo che mia mamma, presa sempre da mille altre faccende e con la scusa della sua calligrafia illeggibile, mi incaricava di scrivere gli auguri per Natale ai parenti lontani. Unicamente si raccomandava che a quella zia particolare, quella permalosa, suscettibile, facile alle critiche (sua sorella peraltro), mandassi un biglietto a tema sacro; per il resto potevo sbizzarrirmi come volevo. Così io sceglievo i biglietti che più mi piacevano per chi preferivo, e quelli meno belli ai miei occhi per tutti gli altri. Poi sforzandomi di scrivere in bella calligrafia, sceglievo con cura le parole per dirlo ad ognuno di loro. Infine firmavo, a nome di tutta la famiglia e mio, orgogliosa che il mio nome fosse il primo, a testimonianza di quell’incarico che solo io avevo.
Allo stesso modo ricevevamo biglietti d’auguri dagli altri: dalle zie, sorelle di mamma, da altri parenti lontani, da amici dei miei genitori, anche da persone a me sconosciute, persone che chiamavo “signore” e “signora”. Questi biglietti facevano bella mostra di sé sulla credenza per tutto il periodo natalizio, accanto al panettone ricevuto dalla ditta, al cesto con le noci e i datteri. Frutta esotica che vedevamo solo per Natale, e quando per la prima volta apparve l’ananas… fu festa grande!
Ora questi auguri collettivi mi sembrano vuoti, insignificanti, senza senso. Un “dovere” più che un piacere, un fare perché tutti fanno. Una comoda via di fuga per non pensare, non entrare nel senso vero del Natale, che è quello di ricordare chi non c’è più, chi è lontano, e soprattutto coloro che amiamo.
07 sabato gen 2012
Posted in Amicizie, Attualità, Racconti, Riflessioni
Nella grande sala comune, lunghi tavoli ricoperti di tovaglie di plastica, sedie pure quelle di plastica, arancioni. Al soffitto hanno appeso palle colorate, decorazioni brillanti e luccicanti, alle pareti ovunque scritte di buon natale e buone feste, canonicamente in rosso.
Seduti ai tavoli i soliti giocatori di carte, chi gioca a scopa, chi a scala quaranta, chi a non è dato sapere cosa; qualcuno invece si è portato la maglia da casa, e mentre chiacchiera e osserva gli altri giocare, sferruzza accanitamente. Altri ancora, un po’ appartati, leggono il giornale quotidiano. Trascorrono così i loro pomeriggi, questi anziani, questi over 50, se così si può dire.
Persone che hanno lavorato tutta una vita e ora che sono a riposo non sanno che fare delle tante ore che il giorno ancora regala loro, così si ritrovano qui, tutti i giorni, magari già per pranzo che l’associazione è fornita anche di un’ottima cucina. Con pochi soldi si può avere primo, secondo e dolce. Poi, dopo il caffè, ognuno fa ciò che preferisce per passare il tempo.
Oggi, dopo l’ora di ginnastica isometrica, agli allievi e all’insegnante hanno offerto un bicchiere di spumante e una fetta di panettone. Per augurarsi reciprocamente buone feste, per conoscersi meglio, per stare un po’ insieme anche dopo piegamenti e streching. Un momento gradito, in semplicità, senza tante pretese.
Perché il significato del Natale è proprio questo, stare insieme agli altri. A chi si vergogna della sua pancia, o della testa pelata, a chi si arrabbia per un nonnulla, a chi la timidezza impedisce di chiacchierare. A quello simpatico e quello che invece non si sopporta proprio, a chi incontri tutti i giorni e a chi invece non vedi mai. Persone come te, che come te hanno una vita vissuta alle spalle e tante cose ancora da raccontare, basta saperli ascoltare.
07 sabato gen 2012
Posted in Riflessioni, Sentimenti
La malinconia è un sentimento molto strano, ti colpisce senza preavviso, senza che nulla un attimo prima ti faccia presagire il suo arrivo, e quando è qui si impossessa di te con dita sottili e impalpabili, ma che si abbarbicano come radici intorno al tuo cuore.
Talvolta diamo la colpa alla stagione, alle giornate piovose, grigie e tristi, ma non è sempre vero. La malinconia ti prende a tradimento anche in una splendida giornata di sole, e ti lascia con le ossa spezzate, senza forze, incapace di vedere il bello in alcunché. Ti domandi perché, cosa sia stato a scatenare la tristezza, ma non sempre c’è un motivo vero, a volte basta un profumo, una musica, un volto intravisto nella folla che ricorda qualcuno che si è perduto, e il gioco è fatto. LEI arriva dentro te con le sue dita adunche, con il freddo gelido dell’assenza, e tu ti rigiri dentro il tuo buco nero della tristezza e della mancanza.
07 sabato gen 2012
Posted in Amicizie, Attualità, Riflessioni
Tag
C’è una sorta di gentilezza che in realtà è falsità, ipocrisia. Purtroppo non ce ne accorgiamo subito, soprattutto se siamo persone che come primo impatto diamo fiducia agli altri. Così quando incontriamo sul nostro cammino qualcuno che si mostra gentile con noi, affabile, cortese, pensiamo di aver trovato qualcuno di piacevole, qualcuno “come noi”, e gli diamo la nostra fiducia, forse anche la nostra amicizia.
Poi un giorno ci accorgiamo che non è proprio tutto così limpido come avevamo pensato in un primo momento, e iniziamo ad essere delusi dal comportamento di questa persona. Ci sentiamo offesi, presi in giro, derisi forse. Ci viene il dubbio se questa persona è stata falsa fin dall’inizio, se il suo atteggiamento era voluto oppure no. Chissà, ci diciamo, forse non è sempre così, forse solo questa volta… ma dobbiamo aprire gli occhi, pur controvoglia, e accettare il fatto che non tutti sono in buonafede. Non sempre gli altri si comportano come noi ci comportiamo con loro. E chi a prima vista ci era sembrato simpatico, gentile, affabile, cortese, si può rivelare un manipolatore della peggior specie. Qualcuno che in realtà si approfitta di noi, della nostra buona fede. Attenzione quindi alla “troppa gentilezza”!
01 domenica gen 2012
Posted in Riflessioni
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.
Here’s an excerpt:
A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 1.900 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 32 trips to carry that many people.